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Se state leggendo queste pagine è tutto merito di una scatoletta marchiata Sinclair ZX-81. Avevo 6 anni e mio padre acquistò il primo home computer di larga diffusione in Italia. Per fortuna i marmocchi a quell’età sono ancora molto curiosi, per cui, affascinato da quei piccoli rettangolini bianchi che venivano sfiorati dalle dita del babbo, scoprii l’esistenza di una lingua, anzi di un linguaggio, che permetteva di realizzare alcuni piccoli sogni. Avevo appena conosciuto il BASIC e le sue formule magiche composte da parole in inglese che chissà come andavano pronunciate, ma che messe nella sequenza corretta creavano nuovi mondi sul televisore e nella mia fantasia.
La tecnologia crebbe più veloce di me, e così entrarono in casa mia il Commodore 64, il Commodore 16, l’Amiga 2000, l’Amiga 1200 ed un sacco di dispositivi per interagire con questi computer ed effettuare calcoli, disegnare, comporre musica, studiare. Anni molto creativi e ricchi di soddisfazioni.
Nel frattempo qualcuno decise di frenare l’evoluzione dei computer (e purtroppo ci riuscì!) distribuendo a tutto il mondo il sistema operativo più arretrato, scopiazzato e limitato che si potesse immaginare, e iniziò così la lunga serie di computers senza personalità, capaci di alzare sempre più rapidamente i limiti di velocità di calcolo del processore principale e di abbassare altrettanto velocemente la produttività di queste macchine elettroniche. La compatibilità col passato (anzi la preistoria) del software professionale fu l’arma vincente che permise a Windows di farla franca su quasi tutti, e al tempo stesso fu la fonte dei numerosi problemi che ancora oggi si trascina appresso questo sistema, e che per ironia della sorte sono il fulcro attorno a cui ruota gran parte della mia attività di consulenza informatica. Forse per questo nella mia vita informatica privata mi sono convertito a Linux e successivamente a Macintosh.
Il resto della storia è troppo complicato per essere riassunto in poche righe mantenendo vivo il vostro interesse, quindi sappiate semplicemente che il tempo speso davanti alle tastiere qwerty mi ha visto scrivere su riviste italiane specializzate (tra tutte la mitica Commodore/Personal Computer Club), conseguire una Laurea in Informatica, applicare l’informatica a tutti i settori di mio interesse (primo fra tutti la musica e l’apprendimento), risolvere le più svariate problematiche in scuole ed aziende di Milano, Brescia, Verona, Vicenza, Parma, Torino, Genova o negli uffici e studi milanesi RAI e nell’immenso Ariston di Sanremo.
Su queste pagine troverete del materiale sviluppato per diverse piattaforme e diversi scopi, oltre ad un blog dove cercherò di riportare le soluzioni ai problemi più ostici o curiosi che mi trovo ad affrontare durante la mia attività di consulenza, affinché anche voi possiate usufruirne e magari arricchirle con i vostri commenti e suggerimenti. Sono convinto che la condivisione delle proprie conoscenze non rappresenti un pericolo per la propria professione, anzi possa solo essere d’aiuto a crescere sempre più e a comprendere più a fondo i problemi affrontati.
Sicuro che l’esperienza personale fornisca quella marcia in più che nessun testo può sostituire, vi invito a dedicarvi con passione alle vostre attività informatiche, ma al tempo stesso a rivolgervi sempre a figure qualificate quando necessario, anche solo per un consiglio, per evitare danni irrimediabili o spese superiori a quelle che avete cercato di evitare col vostro intervento.
Simone